Laura Coniglione è nata a Firenze nel 1955, si diploma al Liceo Artistico di Firenze- consegue l’abilitazione all’insegnamento, lavora e vive a Firenze.


L'arte parte integrante della vita, l'esperienza creativa essenziale nella formazione: Teatro con Orazio Costa, mimica con Marcell Marceau, ceramica, la Tinaia, momento di comunicazione dei malati dell'ex manicomio  di San Salvi, il sociale, gli anni '70, le donne.  Poi il lavoro, nella sua cornice splendida, nel museo  della "Raccolta della Ragione", Campigli, Carrà, Rosai, De Pisis,  Morandi e Mafai. Una finestra, Palazzo Vecchio, Piazza della Signoria, fluido umano che scorre anonimo, informe. La crisi, la pittura  comunicazione con se stessi  e le proprie inquietudini.

Lo stridio delle certezze secolari in pietra e marmo formulate da un uomo al centro del mondo e in equilibrio con se stesso  cozzano con le ribellioni formali del novecento, specchio di convulsioni, violenze e smarrimento

Raffigurazioni di personaggi che si affacciano tragici nella loro marginalità, la Firenze “minore”, quella dei vicoli degli artisti di strada, dei clochard, una Città a tinte livide squarciata da inserti di luci colorate, gli interni, la casa, gli uffici dove si consuma la vita. Colori pastosi quasi fauve che spezzano, delineano sincronicamente le immagini, linee nere contornano tenacemente le cose raffigurate, colori forti decisi lasciano un’impronta di materia solida e strutturata.
Persone plasmate e trasfigurate dalla determinazione di renderli vicini alla realtà più intima, l'enormità di alcuni particolari o parti del corpo insieme con il decentramento di prospettiva equilibra una precaria e instabile relazione esistenziale.

“L'uomo contemporaneo ha smarrito il centro, disperso in un mondo fondato su valori estranei: tecnologia, velocità insostenibili, denaro, prigioniero di una materialità che non domina, le figure cercano affannate una via di fuga, un senso, in una dimensione ormai perduta oppure pesantemente occultata dalla materia. Nella ceramica a tornio la cosa essenziale è trovare il punto d'equilibrio, ma questo è il problema dell'essere: come il tornio, il mondo ruota e per l'individuo diventa difficile scorgere un punto di fermo. Raccontare la perdita dell'equilibrio e al contempo incitare alla ricerca dura, ostinata, impossibile, ma più che mai necessaria per ritrovarlo

La donna poggia sul proprio volto, lo sguardo spaurito nella massa di capelli, seria e pensierosa, volutamente senza maschera, disarmante, sospesa tra un davanzale immaginario e una notte piena di luci, guarda, ricorda, -“Le Istantanee”- i colori si fondono, mezze tinte, lievi cenni, stati d'animo scorrono impercettibili, fluidi musicali uno nell'altro, in un amalgama di gioie e angosce attese quasi contemplative, tutto è filtrato da evanescenze, impregnato da un senso di segreto turbamento, sfondi dorati e argentei, spazi di luci poggiano su antiche strutture.